Ecco: sto alla porta e busso


Commento ai Vangeli del giorno

del Tempo Ordinario: I-IX settimana

(Vangelo di Marco)


Qual è l’importanza della Parola di Dio nella vita cristiana? Cosa significa, per un cristiano, leggere, studiare e pregare la Parola? Si tratta, com’è evidente, di interrogativi preliminari e ineludibili per un libro, come il nostro, che si propone di commentare le pericopi evangeliche della Messa di ogni giorno: per un libro quindi che vuole essere uno stimolo a leggere e pregare quotidianamente il Vangelo. Perché dunque un simile invito? Quali i frutti che vengono promessi a chi lo accolga? Tenteremo di offrire una risposta a queste domande alla luce dei primi tre capitoli dell’ultimo libro della Bibbia: l’Apocalisse.


Il Signore sta alla porta e bussa (Ap 3,20). Leggere la Parola e pregarla significa aprire la porta, entrare nella stanza al piano superiore (At 1,13), sedere e mangiare: l’ascolto diventa comunione con il Signore. È il mistero di una parola che si fa carne (Gv 1,14): di una parola attraverso la quale il Signore, e con lui l’umanità intera, si fa carne nella nostra carne. La Parola di Dio realizza il mistero di un’incarnazione permanente, attraverso la quale l’esistenza terrena si fa esperienza del regno dei cieli: di diventare cioè sempre più una cosa sola, con il Padre e tra di noi (Gv 17,21).