Leggendo Hemmerle

Domenica 15 aprile 2018

 

Klaus Hemmerle , Tesi di ontologia trinitaria (Roma 1996; tit. or. Thesen zu einer trinitarischen Ontologie, Freiburg 1992)

 

L’analogia dell’essere diventa analogia della Trinità. Tutto si compie e realizza la sua essenza più propria, conquistando la propria relazionalità, il proprio trascendimento di sé, il proprio posseder-si nell’ambito del donar-si, la capacità di rivolgersi all’altro e di essere-per l’altro. Tutto acquista così il valore conferito dall’evento dell’amore. L’antico detto conserva dunque la sua validità: relatio Dei ad extra est una, dove una significa: comune. Il donar-si di Dio dona Dio.

(dal Capitolo III, «Tratti fondamentali di un'ontologia trinitaria», pp.66-67)


Il dogma trinitario afferma l’unità di sostanza in una trinità ipostatica. Ma come i tre possono essere uno? Cos’è quest’unica sostanza? Un grande Padre della Chiesa come Gregorio di Nissa, tra l’altro, argomenta che i tre sono un solo Dio così come Adamo e Abele sono un solo uomo. Si tratterebbe allora dell’unità del genere; l’unica sostanza sarebbe da intendere nel senso della “sostanza seconda” aristotelica: “sostanza” nel senso di “classe logica”. Dio pertanto sarebbe uno solamente in senso astratto e non concreto: evidentemente, infatti, anche Adamo e Abele sono concretamente due e non uno. In maniera analoga, l’unità attiene piuttosto a ciascuna singola ipostasi: non a caso, del resto, il calco latino del greco hypóstasis è proprio substantia! Sono le ipostasi ad essere sostanze in senso concreto, nel senso cioè della “sostanza prima” aristotelica.

Eppure il dogma afferma che le tre persone sono realmente una sola sostanza: “una cosa sola”, hen, come scrive l’evangelista Giovanni. In che senso? Ipostasi significa “sussistente”: ora, ciascuna delle tre ipostasi è in sé stessa sussistente? Sì e no. Sì, in quanto è identica a sé stessa e differente dalle altre. No, in quanto non è senza le altre. In quest’ultimo senso, l’essere di Dio è relazione: il Padre non è Padre se non in relazione al Figlio, e viceversa. Ciascuna ipostasi è solo nella misura in cui è in relazione con le altre. In modo ancora più specifico, ciascuna ipostasi è solo ricevendo sé stessa dalle altre e donando sé stessa alle altre. Proprio come scrive Hemmerle: ciascuno realizza l’essenza più propria solo nella relazione, ovvero trascendendo sé stesso; ciascuno si possiede solamente donandosi, è per-sé solo essendo per-l’altro. L’unità di sostanza è esattamente questa pericoresi, questa Eucarestia cosmica: è l’unità dell’amore. E in effetti, cosa c’è di più concreto dell’amore? Padre, Figlio e Spirito Santo sono tre, ma al tempo stesso sono uno: perché ciascuno sussiste solo nella relazione d’amore con gli altri due. Un’ontologia trinitaria consiste in una scommessa del genere: che una simile concezione di “sostanza”, che una simile esperienza di “essere” sia applicabile e funzioni in ogni ambito del reale.


Vuoi ricevere tutti gli aggiornamenti di Leggendo Hemmerle sul tuo cellulare?
Inviaci la tua richiesta dalla sezione
COMMENTI