Leggendo Hemmerle

Domenica 5 aprile 2020

 

Klaus Hemmerle , L’Uno distintivo. Note sull’interpretazione cristiana dell’unità (Roma 1996; tit. or. Das unterscheidend Eine. Bemerkungen zum christlichen Verständnis von Einheit, Freiburg 1994)

 

Alla relazionalità dell’unità secondo l’interpretazione cristiana, si collega, come suo secondo tratto fondamentale, il carattere pericoretico, cioè il fatto che i suoi poli si ineriscono e si contengono reciprocamente. Ogni polo “è” il tutto e reca in sé l’altro polo. Le formule giovannee (e, quanto all’impostazione, anche quelle paoline) dell’inerire reciproco - tu in me, io in te, voi in me, io in voi, noi l’uno nell’altro -, non sono semplici giochi intellettuali: esse sono la descrizione attenta e accurata del compimento dell’unità, considerato e vissuto nella fede. L’unità che mancasse di questo reciproco inerire e di questa presenza del tutto nel singolo e del singolo nel tutto, mancherebbe del suo elemento legante e unificante e non sarebbe altro che una composizione puramente esteriore. L’accogliere e il donarsi come ritmo fondamentale trinitario, incarnatorio e proprio dell’evento pasquale, hanno per conseguenza la pericoresi che si verifica anche nel nostro rapporto reciproco, nella forma compiuta della Chiesa. Il sacerdozio comune dei credenti e il sacerdozio come ufficio, la diversità dei carismi e l’unità della missione, il rapporto tra Chiese locali e la Chiesa nel suo complesso - per menzionare solo alcuni aspetti notevoli -, vogliono essere ri-articolati e re-interpretati partendo dal carattere pericoretico dell’unità. E questo non avviene nel senso di una deduzione pura e semplice, ma nella concreta accettazione di ciò che di volta in volta si pone in rapporto con noi.

(dal Capitolo II: «Unitas quaerens intellectum»,
par.2: «Tratti fondamentali dell’intellectus unitatis», pp.104-105)


Ontologia trinitaria vuol dire che l’essere è relazionale, ovvero è originaria molteplicità. L’unità non è monolitica solitudine: al contrario, si articola relazionalmente, trinitariamente appunto. Così ciascun polo inerisce agli altri: è cioè sé stesso nella misura in cui è negli altri e viceversa è esso stesso inabitato dagli altri; e ancora: la totalità è grazie ai singoli e i singoli sono grazie alla totalità.

È quello che Hemmerle, mutuando il termine dalla teologia trinitaria, chiama carattere pericoretico dell’essere. Da un punto di vista formale, si tratta evidentemente di una prospettiva hegeliana: l’inerire di ciascun polo negli altri, del singolo nel tutto e viceversa, ricorda infatti il movimento dialettico, la logica del concetto speculativo. In un punto però la proposta di Hemmerle prende le distanze dalla prospettiva hegeliana: non può ammettere l’assunzione del punto di vista dell’assoluto. Non lo può perché la pericoresi vive dell’atto determinato dei singoli poli: del loro accogliersi e donarsi. Oltre l’atto singolo non si può andare; il massimo che si può ottenere è la reciprocità del donarsi e dell’accogliersi: reciprocità dell’amare e dell’essere amati. È l’esperienza della comunione: dell’amore che viene amato. Esperienza puntuale, singola, non sussumibile in un sistema. Esperienza che pare, del resto, non sia dato vivere umanamente, se non sotto forma di anticipazioni, di primizie, cosicché la pericoresi, nella storia umana, assume piuttosto la forma della croce, della chenosi: la quale, non a caso, sarà il terzo tratto fondamentale di un’ontologia trinitaria.


Vuoi ricevere tutti gli aggiornamenti di Leggendo Hemmerle sul tuo cellulare?
Inviaci la tua richiesta dalla sezione
COMMENTI