Leggendo Hemmerle

Domenica 8 luglio 2018

 

Klaus Hemmerle , Tesi di ontologia trinitaria (Roma 1996; tit. or. Thesen zu einer trinitarischen Ontologie, Freiburg 1992)

 

Qui dobbiamo limitarci più che mai ad accenni molto rapidi. Se ogni analisi si fonda sulla sintesi originaria del darsi, se ogni necessità è interpretazione della libertà che la sostiene e la mette in movimento, ne consegue che nell’essere-sé divino e trinitario l’altro, ovvero il creato, è non-necessario ma anche possibile, e pertanto la creazione è sempre sopravanzata dall’essere-sé divino, in quanto è qualcosa di nuovo che trascende l’essere-sé divino. Questa apparente dialettica non è che il darsi interpretato come elemento fondante dell’analogia entis.

(dal Capitolo IV, «Appendice: conseguenze di un’ontologia trinitaria», p.74)


L’ontologia trinitaria pensa l’essere come reciprocità interpersonale del donarsi e del ricevere, pensa l’origine come generazione. L’essere ha così, in sé stesso, natura analogica: molteplicità di origini, di poli che definiscono sé solo nella relazione instaurata con gli altri. La stessa unità dell’essere è analogica: si dà cioè solo come unità nella relazione, unità che si realizza nell’autotrascendimento di ciascun polo a favore degli altri.

L’analogia dell’essere si estende anche all’analogia entis: ogni ente, ogni creatura è solo in quanto in relazione con le altre creature e con il proprio Creatore; e nella misura in cui si trascende e si fa rinvio all’essere e agli enti, ogni ente acquisisce autonomia d’essere e diventa sé stesso. Il mistero dell’amore è questa spirale di libertà nella dipendenza, di identità nel trascendimento, di unità nella molteplicità: esperienza di essere come generare ed essere-generati.


Vuoi ricevere tutti gli aggiornamenti di Leggendo Hemmerle sul tuo cellulare?
Inviaci la tua richiesta dalla sezione
COMMENTI