Leggendo Hemmerle

Domenica 17 febbraio 2019

 

Klaus Hemmerle , Tesi di ontologia trinitaria (Roma 1996; tit. or. Thesen zu einer trinitarischen Ontologie, Freiburg 1992)

 

Del processo fanno dunque parte dei poli, dei punti di riferimento, che tuttavia, essendo correlati eppure distinti, non sono da esso livellati. Ma i poli non hanno un loro status isolato al di fuori dell’accadere, in quanto sono essi stessi nell’accadere; anzi, sono accadere essi stessi. Essi sono il comunicarsi, il relazionarsi, il darsi nel processo e il riceverne in cambio, il farlo essere e l’essere fatti essere da questo. In ogni polo si verifica l’intero processo, l’intero processo è l’essere di ciascun polo. I poli si differenziano in base al modo in cui il processo procede da loro ed essi da lui. Tale differenziazione dei poli nel processo è tuttavia la differenziazione del processo stesso, ovvero la sua articolazione, da cui riceve unità, differenziabilità e struttura.

(dal Capitolo III, «Tratti fondamentali di un'ontologia trinitaria», pp.53-54)


I poli sono tra di loro differenti qualitativamente, inconfondibili, eppure non si danno l’uno senza l’altro; sono separati, tuttavia l’uno rinvia all’altro, ciascuno è in correlazione con l’altro. Così l’uno fa essere l’altro, ma al tempo stesso è fatto essere dall’altro.

Ciò che vale per il rapporto tra i poli, si ripete anche nella relazione che si instaura tra i poli e il campo di forza da essi stessi generato. Il campo di forza, il processo, è grazie ai poli, ma viceversa gli stessi poli sono grazie al campo di forza, solo in esso sussistono.

Una logica polare simile è la grammatica speculativa di un’ontologia della relazione.


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