Leggendo Hemmerle

Domenica 22 novembre 2020

 

Klaus Hemmerle , Tesi di ontologia trinitaria (Roma 1996; tit. or. Thesen zu einer trinitarischen Ontologie, Freiburg 1992)

 

Ogni cosa viene considerata come processo, come gioco e come interazione. Ma a questo punto non bisogna forse sollevare l’obiezione che il diritto del sostantivo, l’insopprimibile resistenza delle cose, l’importanza dell’identità che pure è parte dell’essere-sé, vengono qui eccessivamente sacrificate, che le differenze scompaiono nella struttura ludica fine a sé stessa e la consistenza si dissolve nell’assenza di vincolo?

Quest’obiezione avrebbe ragione di esistere se denominazioni come quelle di “processo”, di “molteplicità delle origini”, di “gioco”, di “identità come incremento” si ergessero a principi di una deduzione, a pietre angolari di un sistema - e lo diventerebbero anche, se il pensiero restasse confinato alla distanza della mera contemplazione, se il compimento concettuale complessivo si obliasse nel gioco dei concetti, invece di darsi nell’accadere del dar-si. Le denominazioni da noi adoperate devono essere ricapitolate, devono essere dedotte nella loro univocità da quel compimento fondamentale da cui inizialmente ci si erano presentate: parliamo dell’amore, del dar-si. Solo nella serietà di un tale impegno la realtà entra realmente in gioco e riesce a sottrarsi alla fenomenologia del narcisismo.

(dal Capitolo III, «Tratti fondamentali di un'ontologia trinitaria», p.58)


Il rischio mortale di ogni filosofia, − anche di una filosofia che si sforzi di pensare Dio nella sua signoria, l’altro nella sua irriducibile alterità rispetto a me, − il rischio mortale che incombe comunque su ogni filosofia è che essa si riduca infine a una fenomenologia del narcisismo. Il pensatore si compiace della propria bravura: il pensiero diventa un gioco con il quale procurarsi piacere e gratificazione. Ciò accade appunto se il filosofo resta confinato alla distanza della mera contemplazione.

Il pensiero, come la parola, per non essere vuoto, deve incarnarsi: deve farsi esperienza, ovvero circolarità di ascolto e risposta, pensiero e azione, concetto e contatto. Una filosofia della relazione e dell’amore, per essere credibile, deve essere esperienza di relazione e di amore: deve sorgere-da e condurre-a un incontro personale di amore.


Vuoi ricevere tutti gli aggiornamenti di Leggendo Hemmerle sulla tua mail?
Inviaci la tua richiesta dalla sezione
COMMENTI