Leggendo Hemmerle

Domenica 14 aprile 2019

 

Klaus Hemmerle , Tesi di ontologia trinitaria (Roma 1996; tit. or. Thesen zu einer trinitarischen Ontologie, Freiburg 1992)

 

Il significato del nostro esempio, che abbiamo voluto applicare alla “parola”, è estendibile a qualsiasi processo, persino allo scorrere del tempo, apparentemente a senso unico. Possiamo comprendere il tempo solo se lo interpretiamo nel e dal passato, futuro e presente.

(dal Capitolo III, «Tratti fondamentali di un'ontologia trinitaria», p.55)


Come abbiamo visto nelle scorse settimane, ogni parola pronunciata ha un passato che l’ha originata e un futuro che la oltrepassa. Ora, anche ogni momento, nello scorrere del tempo, vive una simile dialettica: il presente non è un punto isolato, ma è radicato nel passato e sbilanciato verso il futuro.

Nella Creazione di Adamo di Michelangelo, Dio è rappresentato alla destra di Adamo: ovvero, secondo il nostro abituale modo di leggere la scrittura, nel futuro, in avanti, e non all’origine, indietro, alle nostre spalle. Ebbene, Hemmerle ravvisa nell’ontologia cristiana un analogo primato del futuro: di ciò che è ancora di-là-da-venire. È quel che, emblematicamente, si realizza nel perdono: un autentico miracolo, un’inversione nella dinamica del tempo. Nel perdono infatti l’origine della vita non è indietro, alle nostre spalle, in un lontano passato, − il giorno del nostro compleanno, − ma in avanti, nel futuro, nella possibilità appunto di essere sempre nuovamente perdonati: il futuro, il perdono accordato, diventa il nostro vero inizio, la nostra nascita. Se l’essere di Dio è generazione, il perdono è l’esperienza che fa anche dell’essere dell’uomo una generazione permanente.


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