Il latte della Parola


Commento ai Vangeli del giorno

del Tempo Ordinario: X-XXI settimana

(Vangelo di Matteo)


Questo libro è un invito a leggere ogni giorno una pericope evangelica e a pregarla. Perché? Qual è l’importanza della Parola di Dio per un cristiano? Quali i frutti promessi? A questi interrogativi, nel precedente volume − il primo di tre dedicati al commento dei Vangeli del giorno del tempo ordinario − abbiamo cercato di rispondere alla luce dei primi tre capitoli dell’Apocalisse. Ora tenteremo di farlo mettendoci in ascolto di alcuni versetti della Prima Lettera di Pietro, per la precisione dal ventiduesimo del primo capitolo al terzo nel capitolo seguente.


Leggere e pregare il Vangelo è bere ogni giorno quel latte (1 Pt 2,2) che ci fa crescere − fino a raggiungere la somiglianza con l’uomo perfetto (Ef 4,13) − in bontà, trasparenza, dono di sé, spirito di lode e di benedizione. Il progresso è infinito: ora, in verità, proprio questo può divenire motivo di scoramento. Se la mèta non la si raggiunge mai, il passo può farsi pesante: l’esodo si trasmuta in condanna a morire nel deserto (Es 14,11-12; 16,3; 17,3). Quel cibo così leggero, che è la Parola di Dio, può arrivare a nauseare (Nm 21,5). Ecco allora che Pietro associa all’immagine del latte il riferimento alla dolcezza del Signore (1 Pt 2,2): il Signore, sotto forma di Parola, è sperimentato come cibo buono, dolce, succulento (Is 55,1-3). La dolcezza, come ogni qualità relativa al gusto, non può essere vissuta al passato, quale memoria, né al futuro, quale speranza, ma solo al presente, quale esperienza in atto: leggere e pregare il Vangelo) non è una pratica pia né un’ascesi morale, bensì un’esigenza d’amore, propria di chi ha gustato, e giorno dopo giorno continua a gustare, quanto è buono il Signore (Sal 34/33, 9). «Quanto sono dolci al mio palato le tue parole: / più del miele per la mia bocca» (Sal 119/118,103, secondo la versione CEI del 1971, quella cioè precedente alla revisione del 2008): questa esperienza, in fondo, è l’unica giustificazione credibile del primato che l’ascolto del Vangelo chiede di avere nella vita cristiana.