Per scrivere

e studiare


Breve fenomenologia

del lavoro intellettuale


Questo breve saggio, scritto una quindicina d’anni fa, ma pubblicato solo ora, liberamente ispirato a due classici sull’argomento, La vita intellettuale di A. D. Sertillanges e Il lavoro intellettuale. Consigli a coloro che studiano e che scrivono di J. Guitton, è nato a partire dalla preparazione di alcune lezioni all’interno di un più ampio corso di metodologia, con lo scopo di fornire delle indicazioni su come scrivere una tesi, ed in futuro un articolo od un libro. La strada seguita per assolvere questo compito è stata la seguente: presentare una breve fenomenologia del lavoro intellettuale, vale a dire guardare all’esperienza e all’atto del lavoro intellettuale, in modo da coglierne le dinamiche, al fine di prenderne consapevolezza e saperle quindi assecondare e governare. Ora, esperienza non è semplicemente quel che si vive: non è il puro dato di fatto né l’insondabile vissuto psichico del soggetto. È piuttosto la riflessione del soggetto sul proprio vissuto: è quel reciproco trapassare di passività ed attività, di vissuto ed appropriazione del vissuto, in cui consiste ogni esperienza autenticamente umana. In questo senso, il mestiere umano consta essenzialmente del fare esperienza, ossia del prendere consapevolezza di quel che si vive, così da potersi appropriare di quel che in un primo momento si è necessariamente vissuto passivamente, per potervi quindi semmai acconsentire volontariamente, ossia liberamente accogliere e fare proprio. È così che il vissuto diventa esperienza e l’esperienza vocazione: ciò che rende la vita degna di essere vissuta, bella ed umana, a volte anche divina.


Questo piccolo libro intende indicare dunque un possibile metodo per scrivere e studiare. Un libro rivolto pertanto, oltre che agli studenti universitari, a tutti coloro che nello scrivere e nello studiare riconoscono un nutrimento essenziale per la propria vita, pur facendo probabilmente altro di professione. Ma perché un metodo? L’età moderna è stata caratterizzata dalla scoperta, oltre che del soggetto, anche del metodo: basti pensare, fra tutti, ad Ignazio di Loyola e Cartesio. Scoperta del soggetto ed elogio del metodo sono andati storicamente di pari passo, e non è un caso. Il soggetto infatti, per affermarsi pienamente, ha bisogno di rinunciare alla propria spontaneità assoggettandosi liberamente ad un metodo: come in ogni esperienza, il momento dell’appropriazione soggettiva è preceduto e seguito da quello della libera espropriazione metasoggettiva – potremmo dire: pneumatica − grazie alla quale sola il soggetto diventa perito, ossia diventa, morendo a sé stesso, esperto.


In quanto fenomenologico, il cammino procederà toccando i due momenti costitutivi di ogni esperienza umana, il tempo e l’essere, riconoscendo nell’esistenza umana, alla luce dell’insegnamento heideggeriano, un essere temporalizzato, ovvero un tempo qualificato ontologicamente. Concluderemo infine tracciando una regola di vita di un intellettuale, ultimo passo, questo dell’oggettivazione in una regola, sempre necessario per trasformare un’esperienza in vocazione e una vocazione in forma di vita, in consacrazione, in alleanza, in testamento.