Vangelo del giorno

Domenica 16 giugno 2019

 

Solennità della Santissima Trinità − Anno C

Dal Vangelo secondo Giovanni (16,12-15)

 

«Non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito»

«Non loquetur a semetipso, sed quaecumque audiet, loquetur»

12In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. 14Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l'annunzierà. 15Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l'annunzierà».

 

 


Oggi la Chiesa celebra il mistero della santissima Trinità. Dio è un solo Dio e tre Persone: ma come fanno i tre ad essere uno solo?

I discepoli sono tristi (Gv 16,6), perché Gesù li sta per lasciare. In effetti, appena i discepoli di Èmmaus lo avrebbero riconosciuto, egli sarebbe sparito dalla loro vista, contraendosi nel pane spezzato per loro (Lc 24,31). Analogamente, la Maddalena, riconosciuto il suo Maestro, non avrebbe potuto trattenerlo: egli doveva salire al Padre, nei cieli, scomparendo agli occhi dei suoi che restavano sulla terra (Gv 20,17). Il Padre nessuno l’ha mai visto (Gv 1,18). Ora anche il Figlio, che pure lo ha rivelato (Gv 14,9-11), nessuno può più vederlo. Ecco allora che Gesù annuncia la venuta del Paràclito, il Consolatore: è lo Spirito Santo, che avrebbe consolato i discepoli dell’assenza del loro Signore. Ma come? Ancora una volta, infatti, lo Spirito sfugge: per definizione, è inafferrabile, come il vento (Gv 3,8), come il respiro. In che modo dunque può consolarci colui che si sottrae? Egli ci guiderà alla verità e ci annuncerà quello che è del Figlio. Ma qual è la verità tutta intera? E che cos’è ciò che è del Figlio? È tutto quanto Gesù ha compiuto nella sua passione: il suo farsi pane, il suo esporsi sulla croce, il suo offrirsi. Certo, per donarsi, deve morire, deve venir meno, deve scomparire: ma proprio così resterà definitivamente con noi, anzi in noi. Dio è amore e l’amore è dono di sé: la Trinità è il mistero di una unità che si realizza attraverso il dono, quindi attraverso la sottrazione di sé; paradosso di un contatto per mezzo della separazione, di una vita per mezzo della morte. In questo senso, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono una cosa sola: sono l’uno nell’altro in quanto sono l’uno per l’altro. E in questo senso anche Gesù, proprio morendo, nasce definitivamente in noi e ci annuncia che siamo figli di Dio (1 Gv 3,1): quanto più il nostro volto sarà il suo stesso volto, tanto più avremo trovato noi stessi, una cosa sola con lui (Gv 17,21-23; 2 Cor 3,18).


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