Vangelo del giorno

Domenica 18 febbraio 2018

 

Prima Settimana del Tempo di Quaresima - Anno B

Dal Vangelo secondo Marco (1,12-15)

 

«Nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano»

«Erat in deserto quadraginta diebus et tentabatur a Satana; eratque cum bestiis, et angeli ministrabant illi»

12In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto 13e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

14Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, 15e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

 

 


Gesù è ritratto dimorare nel deserto, per quaranta giorni. Ben quaranta furono gli anni che anche Israele rimase nel deserto, tanto che nessuno di quelli che partirono dall’Egitto poté mettere piede nella terra promessa: quarant’anni è il tempo di una generazione. Gesù dunque, e noi con lui, sta nel deserto tutta quanta la sua esistenza terrena. In verità, tuttavia, il deserto non è fatto per dimorare: va piuttosto attraversato, come il mare. Quaranta, in effetti, furono anche i giorni che Noè dovette rimanere nell’arca durante il diluvio: in attesa che riaffiorasse la terraferma, sulla quale approdare. Del resto, nel deserto, Gesù è tentato da Satana: situazione di pericolo, non auspicabile, sempre a rischio di cadere, di perdersi e morire. La stessa parola tentazione in greco, peirasmós, condivide la medesima radice del verbo péiro, che significa attraversare da parte a parte: la tentazione è uno spazio da attraversare e oltrepassare; che senso ha dovervi rimanere tutta la vita?

Ma le stranezze non finiscono qui. Proprio nel deserto, luogo inospitale per antonomasia, da fuggire al più presto, Gesù convive con le bestie selvatiche: prefigurazione del paradiso, quando, secondo il simbolismo usato dal profeta Isaia, «il leone si ciberà di paglia, come il bue. / Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; / il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso» (Is 11,7-8). Possibile che dell’Eden si faccia esperienza nel deserto? Non solo, ma «gli angeli lo servivano»: altra immagine che richiama il compimento del regno dei cieli, quando cielo e terra comunicheranno, cosicché il cielo sarà qui sulla terra. Non solo, dunque, nella prova e nell’attraversamento del deserto bisogna rimanere tutta la vita, ma proprio lì è dato sperimentare già ora il regno dei cieli! Il fatto è che il regno, la beatitudine, la perfetta letizia non consistono nello star seduti, in pace, in un’oasi, quanto piuttosto nel camminare, nell’andare verso l’Amato, attraversando il mare e il male. Nel canto delle belle ascese, il salmista esclama: «Sì, è meglio un giorno nei tuoi atri / che mille nella mia casa; / stare sulla soglia della casa del mio Dio / è meglio che abitare nelle tende dei malvagi» (Sal 84,11). Il bene, la pace e la gioia sono nello stare sulla soglia: ma sulla soglia appunto non si può stare; essa è piuttosto da attraversare, incessantemente: in un movimento di uscita da sé in cui solo si acquista consistenza in sé stessi; in un perdersi in cui ci si trova; in un trascendersi in cui ci si incarna. Mistero pasquale: mistero di un Dio che è presente passando, nube oscura di giorno, colonna di fuoco nella notte; mistero di una vita attraverso la morte.


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