Vangelo del giorno

Lunedì 17 febbraio 2020

 

Sesta Settimana del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Marco (8,11-13)

 

«A questa generazione non sarà dato alcun segno»

«Non dabitur generationi isti signum»

11In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova. 12Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno». 13Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.

 

 


I farisei chiedono un segno dal cielo a Gesù. Lo stesso avevano fatto gli Israeliti con Mosè nel deserto (Es 17,7). In entrambi i casi, Dio si spazientisce: perché? Gli uomini domandano in base alle loro necessità: l’acqua nel deserto, la guarigione dalla malattia o infermità dalla quale sono afflitti, la resurrezione dalla morte di un proprio caro; oppure, se non hanno nessuna richiesta specifica, come i farisei oggi, un generico segno dal cielo, grandioso: testimonianza della potenza di Dio, che domina su tutto, come essi vorrebbero dominare su tutti. Domandare un segno dal cielo è in fondo simile alla richiesta avanzata da Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo: poter sedere uno alla destra e uno alla sinistra di Gesù nella sua gloria (Mc 10,37). Essere rassicurati insomma di stare dalla parte giusta, del capo, del più forte.

Ora, per quanto riguarda i vari miracoli, in sé stessi sono vani: la sete estinta presto si riaffaccerà, le malattie torneranno, le medesime o di nuove, e coloro che sono stati strappati alla morte, moriranno una seconda volta. Se domandiamo in base ai nostri bisogni, essi si ripresenteranno, interminabili: siamo come cisterne screpolate, che non trattengono acqua (Ger 2,13). Quanto al segno di potenza, poi, Dio lo concederà: sarà la croce del Figlio! Certo, differente da quello che ci aspetteremmo: ciò che per noi è potenza, per lui è debolezza, e viceversa (1 Cor 1,25). In verità, infine, non siamo i soli a chiedere un segno. Anche Dio ne ha chiesto uno, ad Abramo, e in lui a tutti: di sacrificare Isacco, il nostro unico figlio, che amiamo (Gn 22,2). Il segno che ci chiede è di confidare solamente in lui: non aspirare a null’altro, non avere nessun altro bisogno, perché solo lui basta. Davvero non abbiamo bisogno di nessun segno. Il primo a non chiederne più sarà Dio stesso: egli per primo, infatti, sacrificherà il suo unico Figlio, che ama. Non desidera nient’altro che stare con noi: amore folle, che non esige segni, ma solo il dono di sé.


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